Oltre 1.241 specie botaniche censite sul territorio comunale di Lucoli (AQ) dal 2002 ad oggi, da Enzo De Santis e Rossano Soldati.
La specie dominante è il faggio, che copre quasi un terzo del territorio e oltre il 70% della superficie boschiva, dalla fascia altitudinale tra 1200 e 1900 m s.l.m., prevalentemente su pendii con esposizione Nord. Le faggete più vaste si trovano nella valle di Morretano, Cerasolo e le Cese. Sfruttate fino agli anni ’60 per legna e carbone, le carbonaie sono ancora ben visibili come testimonianza di un’economia rurale dura e povera.
Le nostre faggete sono prevalentemente a ceduo; solo di recente si applica il taglio ad alto fusto per la falegnameria. L’alto fusto produce legno più pregiato e crea boschi più suggestivi, ma inibisce il rinnovamento, richiede manutenzione sistematica e danneggia le specie più vulnerabili e la fauna, che vi trova meno protezione e cibo. La vocazione naturale dei nostri boschi è il ceduo: bosco misto con aceri, olmi, sorbi, ciliegi, tasso, agrifoglio e arbusti vari. Impenetrabili e selvatici, garantiscono però l’equilibrio di molte specie. Il tasso e l’agrifoglio, ormai rarissimi, sono in via di estinzione proprio per il taglio indiscriminato e l’alto fusto. Come sempre: la natura trova il suo equilibrio da sola, e l’uomo può intervenire, ma con accortezza.
Un aspetto importante è il legame tra faggeta e pastorizia. I carbonai erano spesso anche pastori, e per fare spazio al bestiame creavano radure disboscando vallette e zone fertili. Molte radure sono quindi artificiali, ma sono diventate parte integrante del bosco, ospitando oggi numerose specie erbacee e fungendo da rifugio per animali e uccelli.

Della stessa famiglia si trova solo il cerro, in rari agglomerati verso Prato Lonaro con alcuni esemplari fino a 1500 m sopra Casamaina. Una colonia assoggettata ad uso civico verso Cerasolo è ancora inesplorata.
Le altre specie non formano mai grandi agglomerati: si tratta di boschi misti o essenze di bordura. Vale la pena citare il castagneto, un tempo più esteso, con tracce relittuarie a Valle Maggiore e S. Andrea. Nella fascia da Monte Munito, Peschiolo, Prata fino a Cottorone si estende un bosco umido e fitto a prevalenza di carpino nero, con faggio, roverella, Euonymus verrucosus, Rosa sarmentosa e alcuni esemplari di Viburnum lantana che, per l’ombreggiamento, raggiungono anche 6 m di altezza.
La flora erbacea del territorio di Lucoli è assai più complessa da studiare rispetto a quella arborea. La ricerca è iniziata nel 2002, contestualmente alla creazione del Giardino Botanico, e si stima che le specie censite rappresentino oltre il 90% di quelle presenti sul territorio.
Lo studio delle piante erbacee richiede l’analisi di territori vasti e difficoltosi. Le erbacee possono essere annue, bienni o perenni: alcune, come le orchidee, scompaiono alla vista dopo la fioritura; altre si notano solo in piena fioritura; altre ancora sono così piccole o poco appariscenti da richiedere una ricerca minuziosa — e talvolta la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Per una buona mappatura è indispensabile esplorare il territorio più volte e in periodi diversi: un pascolo spettacolare in primavera può sembrare arido e povero in agosto. Per le specie di alta quota, rupicole o di macereto, la ricerca raggiunge il massimo fascino, ma richiede anche una buona preparazione fisica.
Le erbacee richiedono una conoscenza molto più accurata rispetto alle arboree, sia nella morfologia che nelle abitudini: alcune si trovano esclusivamente in ambienti tipici, e molte si distinguono per caratteri minimi, riconoscibili solo da un esperto.
Quando si individua una nuova specie, si osserva, si fotografa e si verifica la presenza di altri esemplari prima di prelevare un campione per l’erbario. In assenza di altri esemplari, si annotano i particolari o le coordinate e, se possibile, si raccolgono alcuni semi per la riproduzione.
Il campione d’erbario costituisce la testimonianza certa nel tempo della presenza di una specie in una determinata zona. Viene determinato da esperti con tutte le annotazioni necessarie, conservato adeguatamente e, nel nostro caso, informatizzato. Il nostro erbario è affidato al Centro Ricerche Floristiche dell’Appennino.
Elenco completo
1.221 specie in ordine alfabetico
Classificazione sistematica
98 famiglie · 1.229 specie
Le 1241 entità finora documentate sul territorio di Lucoli rappresentano poco più del 12% della flora vascolare italiana che, secondo gli ultimi dati disponibili (2018), ammonta a circa 9800 entità, di cui circa 1600 sono alloctone. Delle 1241 entità 21 sono Pteridophyta (Felci e simili, piante senza semi), 5 sono Gymnospermae (Pini, Ginepri e simili, piante con semi sprovvisti di ovario) e 1215 Angiospermae (piante con semi protetti da ovario).
Inoltre:
87 sono endemiche e 15 subendemiche
88 sono nelle Liste Rosse nazionali delle specie a rischio
98 sono nelle Liste Rosse regionali delle specie a richio
16 sono protette dalla L.R. 11 settembre 1979 n° 45 e successive integrazioni
4 sono nel “Repertorio della flora nazionale protetta”
45 sono orchidee spontanee, tutelate dalla Convenzione di Washington (Cites B)
174 sono tossiche o velenose
406 sono officinali
50 sono specie alloctone di cui 19 invasive
1 è specie prioritaria della Direttiva Habitat
1 è esclusiva di Campo Felice
Sappiamo che molte piante sono commestibili, altre sono tossiche e altre ancora sono piante officinali, cioè con proprietà medicamentose. Queste ultime possono essere contemporaneamente commestibili o tossiche. Nel nostro territorio ce ne sono una buona quantità; 572 entità possiedono almeno una di queste proprieta.
La flora di Lucoli si distribuisce in 498 generi e 100 famiglie. Lo spettro tassonomico, cioè la distribuzione delle 1241 entità secondo la famiglia botanica, ci dice che come per il totale della flora italiana, la famiglia più numerosa è quella delle Asteracee con 156 entità (12,6%), a cui seguono le Fabaceae con 93 entità (7,5%), le Poacee con 68 (5,5%), le Rosaceae con 67 (5,4%), le Caryophyllaceae con 66 (5,3%), le Brassicaceae con 66 (5,3%) e le Lamiaceae con 63 (5,1%). Queste 7 famiglie insieme rappresentano il 46,7% del totale.
Le piante vascolari proteggono le gemme durante l’inverno adattandosi all’ambiente ed all’habitat. Questi adattamenti sono chiamati forme biologiche. Lo spettro biologico della flora di Lucoli vede una netta prevalenza delle Emicriptofite, specie erbacee perenni o a volte bienni, prevalenti nelle zone temperate, con il 46,5% del totale a cui seguono le Terofite, specie erbacee annuali delle zone aride, antropizzate e generalmente disturbate, con il 18,0%; le Geofite, piante perenni degli ambienti palustri e dei boschi freschi di caducifoglie con il 15,1%; le Fanerofite e Nanofanerofite, alberi e arbusti, con il 10,2%; le Camefite, piante perenni delle zone a pascolo arido con affioramenti rocciosi con il 9,6% ed infine le Idrofite, piante acquatiche, con lo 0,5%.
La corologia studia la distribuzione geografica delle piante mentre i corotipi raggruppano specie che hanno lo stesso areale di diffusione. I tipi corologici principali in cui viene suddivisa la flora italiana sono una decina e raggruppano una settantina di corotipi. Lo spettro corologico non ci dà solo informazioni riguardanti la provenienza di un gruppo di specie ma è anche utile, almeno per i corotipi con un preciso significato ecologico, per conoscere le condizioni ambientali del territorio studiato. Una predominanza di specie ad ampia distribuzione (Cosmopolite) indica ambienti fortemente antropizzati e disturbati ma, fortunatamente, questo non è il caso di Lucoli dove le specie ad Ampia distribuzione, con il 9,8%, sono solo al 4° posto in questa particolare graduatoria. Il corotipo più rappresentato è quello Mediterrareo, cioè le specie con areale nel bacino mediterraneo, con il 25,3%. Seguono il corotipo Europeo con il 20,7% e quello Eurasiatico con il 17,5%. Questi primi tre corotipi comprendono il 63,5% della flora di Lucoli.
Un dato che ci sembra molto positivo è che solo 50 entità (il 4% del totale) risultano alloctone, cioè non appartenenti alla flora originaria del territorio. Di queste, 24 sono archeofite, cioè introdotte in tempi molto antichi, 25 sono neofite, ovvero introdotte dopo la scopertra dell’America. Tra le alloctone le entità considerate invasive ammontano a 19, di cui 17 fra le neofite e 2 fra le archeofite.
Fra le invasive, sul nostro territorio le più pericolose possono essere considerate l’Ailanthus altissima (Ailanto), albero originario della Cina che cresce rapidamente, spesso infestante che colonizza velocemente terreni incolti, scarpate e bordi stradali ma che fortunatamente non sale oltre gli 800-900 m di di quota, e il Senecio inaequidens (Senecione sudafricano), pianta proveniente dal Sud-Africa che colonizza diversi tipi di habitat e si dissemina lungo le vie di comunicazione. Ne abbiamo avuto un esempio questo autunno (2019), quando una vistosa fioritura di questa pianta ha ingiallito la montagna sopra la frazione di Colle (Coste del Colle)
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